La spiritualità di San Pier Giuliano Eymard

Eymard0KPier Giuliano Eymard nacque in Francia a La Mure d’Isère (diocesi di Grenoble), il 4 febbraio 1811 Fu ordinato prete a Grenoble nel 1834. Passò qualche anno come prete secolare e poi entrò nella Congregazione dei Padri Maristi, da poco fondata dal Padre Colin.

Nel suo tempo la spiritualità era impregnata di Giansenismo. Egli racconta per esempio che da ragazzo mentre si preparava a ricevere il la Prima comunione (1823) moltiplicò le sue penitenze: in pieno inverno, saliva a piedi nudi la collina del calvario di La Mure portando una corda al collo in segno di penitenza.

Mentre era ancora prete secolare, vicario a Chatte si recava spesso a meditare presso le croci del Calvario di St. Roman. Egli racconta di avere avuto qui delle esperienze particolari che l’hanno fatto passare da una spiritualità della croce, a una fondata sulla gioia della risurrezione, dalla spiritualità marcata dal Giansenismo, che metteva in risalto l’essere irrimediabilmente peccatori, a quella della gioia di essere redenti e risuscitati con Cristo.

Negli anni vissuti come Marista la sua vita assume sempre più una colorazione eucaristica: si potrebbe dire che la Madonna lo porta all’Eucaristia. In questo periodo due esperienze sono fondamentali:

Il 25 maggio 1845 mentre portava l’ostensorio nella processione del Corpus Domini alla Chiesa di Saint Paul ha una esperienza che egli ricorda: “la mia anima è stata penetrata dalla fede e dall’amore a Gesù nel suo divin sacramento. Ho messo ai piedi di Nostro Signore la chiesa, la Francia, i cattolici, la Società e me stesso... Ecco che cosa ho promesso a Nostro Signore. dall’inizio di questo mese sento in me un’attrattiva verso di Lui così forte come non l’ho mai provata. Questa attrattiva mi ispira a non predicare altro che Gesù Cristo e Gesù Cristo eucaristico.”

Nel gennaio del 1851, mentre si trova in preghiera al santuario di Notre Dame de Fourvière è fortemente impressionato dal pensiero:

1. Dello stato d’abbandono spirituale in cui si trovano i preti secolari nel loro ministero e dei laici pii, che si sentono soli e isolati.

2. Della mancanza di direzione spirituale dei laici, soprattutto nella loro vita interiore.

3. Della scarsa devozione verso il SS Sacramento, che io credo sia la causa principale di tanta indifferenza e mancanza di devozione.

4. Dei sacrilegi commessi contro l’adorabile Sacramento.

Pensa quindi di istituire, nell’ambito della Congregazione dei Maristi, un istituto secolare dedicato all’adorazione riparatrice. Questa comunità avrebbe degli associati nella città di Lione che verrebbero a ritemprarsi. adorare e fare dei ritiri particolari in comunità.

Questo progetto negli anni seguenti diventerà quello di fondare una congregazione religiosa totalmente dedita all’eucaristia. per questo il P. Eymard dovrà uscire dalla Società di Maria. la nuova opera, come lui la chiamava viene approvata dall’Arcivescovo di Parigi il 13 maggio 1856. (Quest’anno è il 150 anniversario).

L’anno dopo il P. Eymard fonda anche il ramo femminile, la Congregazione delle Ancelle del SS. Sacramento con la collaborazione di Marguerite Guillot.

In questi anni il P. Eymard non si limita al culto e alla contemplazione eucaristica, ma si rende conto che Eucaristia è anche servizio agli ultimi, secondo il comando di Gesù che non ha solo detto dopo le parole della istituzione, “fate questo in memoria di me”, ma anche dopo la lavanda dei piedi, “così fate anche voi gli uni con gli altri”. egli traduce questo appello nel servizio della preparazione alla prima comunione dei giovani adulti della banlieu di Parigi. Per essi aver fatto la prima comunione è un lasciapassare per inserirsi nella società e per trovare lavoro.

Si occuperà inoltre dei preti, seguendo l’ispirazione di Fourvière, fondando l’Associazione dei Preti Adoratori e per i laici, L’Aggregazione del Santissimo Sacramento.

Collaborando con Paoline Jaricot favorirà la realizzazione dei Congressi eucaristici Internazionali.

Spossato dalle responsabilità e dal lavoro continuo muore a La Mure, dove era nato, l’1 agosto del 1868 e la sua conoscenza aumenterà sempre soprattutto nel clero e nell’ambiente devoto, dove verrà chiamato l’Apostolo dell’Eucaristia, come tale è presentato nel calendario liturgico in cui la memoria di S. Pier Giuliano Eymard viene indicata per il 2 agosto.

La teologia eucaristica del P. Eymard

La visione di Eucaristia del nostro santo era naturalmente influenzata dalla teologia del tempo che metteva l’accento sulla presenza reale a discapito degli altri aspetti del sacramento. Tuttavia egli seppe andare avanti precorrendo i tempi e fu un pioniere di una nuova visione dell’Eucaristia.

Da una parte egli sottolinea la presenza reale: “La santa Eucaristia è Gesù passato, presente e futuro”, “Beata l’anima che sa trovare Gesù nell’Eucaristia, e in Gesù-Ostia tutto il resto, dall’altra intravede in questa presenza una fonte di dinamismo: “L’Eucaristia è grazia di apostolato, Gesù è li presente, dunque a lui, in lui, per lui”. Questa fede si nutre della Celebrazione, della meditazione sulla Parola di Dio, della adorazione. ‘E interessante notare che il metodo che consiglia ai suoi religiosi e anche ai laici per l’adorazione comprende quattro momenti nei quali focalizzarsi su ciascuno dei quattro fini del sacrificio presenti nella celebrazione della messa, che è: sacrificio di lode, di ringraziamento, di propiziazione (riconciliazione) e di intercessione. Per il Fondatore dei Sacramentini questo è semplicemente un metodo. Lo scopo è di arrivare alla vera preghiera, come dice nel n. 17 delle Costituzioni: “Il migliore modo di adorare il Signore è quello che lo Spirito Santo infonde e favorisce in un cuore umile e semplice. Ciascuno quindi segua la sua grazia, e progredisca nel sacro raccoglimento e nella virtù dell’amore, ai piedi del Signore, perché con Maria sia chiamato alla parte migliore.” Qui risulta evidente che l’adorazione eucaristica è esercizio di contemplazione.

L’Istituto dopo il Concilio rivede un po’ tutta la sua teologia eucaristica, alla luce delle nuove acquisizioni della Chiesa in questo campo. Di conseguenza, la Celebrazione Eucaristica ha un’importanza maggiore, di questa vengono valorizzati tutti gli aspetti: di Sacrificio, di Memoriale, di Mensa della Parola e del Pane di vita. La presenza reale non è solo quella sacramentale nel segno del Pane e del vino, ma anche Nella Assemblea, nel Celebrante, nella Parola.

Il Pane di Vita

Malgrado l’accento sull’adorazione, per San Pier Giuliano era chiaro che l’Eucaristia parte dalla celebrazione, la stessa adorazione è in relazione e approfondimento della celebrazione eucaristica. Gli è anche chiaro che lo scopo della presenza di Cristo nel pane e nel vino è quello di nutrirci prima ancora che di essere adorato. Gesù ha detto: “prendete e mangiate, prendete e bevete”. Secondo Pier giuliano “la santa comunione deve divenire il fine di ogni vita cristiana: ogni esercizio che non si riferisce alla comunione è al di fuori del suo scopo migliore”

Da qui nasce la sollecitudine che aveva affinché la gente potesse comunicare frequentemente al Corpo del Signore. Infatti spesso afferma che la comunione frequente è sorgente di vera pietà e di virtù.

Questa sua sollecitudine va controcorrente in un tempo nel quale i fedeli facevano la comunione molto raramente, anche quelli che andavano a messa tutte le domeniche, e magari nei giorni feriali.

Ecco quello che il P. Eymard scrive in una lettera: “Colui che vuole perseverare riceva nostro Signore. È un pane che alimenterà le sue povere forze, che le sosterrà... Ve ne sono di quelli che dicono che bisogna essere prudenti... Ma io rispondo che questo alimento, preso a intervalli così prolungati, diventa un alimento straordinario; dove è allora l’alimento ordinario che deve sostenermi tutti i giorni?”

Verso la fine della sua vita scrive: “Colui che non comunica ha solo una scienza speculativa; non conosce altro che delle parole, delle teorie, di cui ignora il senso... L’anima che comunica aveva prima solo un’idea di Dio, ma ora, essa lo vede, lo riconosce alla santa tavola”.

Contemplazione e azione

Quando il P. Eymard, il 13 maggio 1856 stava aspettando la decisione di Mons Sibour, Arcivescovo di Parigi cerca di incontrarlo e questi gli dice: “È puramente contemplativo, io non sono per queste cose”, P. Eymard ribatte: “Ma Monsignore, Vostra Eccellenza si sbaglia sul nostro scopo, noi adoriamo di sicuro, ma vogliamo anche far adorare. Noi dobbiamo occuparci dela Prima comunione degli adulti. vogliamo mettere il fuoco ai quattro angoli della Francia e prima di tutto di Parigi, che ne ha tanto bisogno.” Mons. Sibour risponde incantato, “La Prima comunione degli adulti, è l’opera che mi manca, l’opera che desidero, vi accolgo subito come miei figli”

Questo episodio è molto significativo in quanto dà l’immagine della spiritualità e della missione a cui è chiamata la Congregazione. Nei primi tempi dopo la morte del fondatore esistevano due correnti, quella che faceva capo al P. De Cuers, primo compagno del P. Eymard, avrebbe voluto un istituto del tutto contemplativo, altri come il P. Tesnière insistevano sulla fedelta al carisma del Fondatore: contemplazione ma anche azione. Nella versione delle Costituzioni approvate nel 1895 l’aspetto contemplativo era accentuato. Nella Regola di Vita scritta dopo il concilio Vaticano II e approvata dalla Santa Sede nel 1984, l’aspetto di apostolato viene messo maggiormente in risalto, pur sussistendo l’aspetto contemplativo. Infatti l’adorazione eucaristica quotidiana rimane uno degli aspetti essenziali della vocazione sacramentina.

Il dono di sè

Non possiamo in questa breve esposizione della spiritualità di S. Pier Giuliano Eymard e delle Congregazioni da lui fondate non parlare di ciò che egli chiama “il dono di sé”.

Possiamo dire che questo tema è una concretizzazione di ciò a cui Gesù invita i suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.” (Mt 16, 24-25)

Il P. Eymard nel 186... mentre era a Roma aspettando una risposta della Santa Sede riguardo al Cenacolo di Gerusalemme era entrato in un ritiro durato oltre un mese. Nelle sue meditazioni arrivò alla conclusione che ad imitazione di Gesù nell’Eucaristia egli doveva donarsi completamente, rinunciare al proprio io e lasciar vivere in sé Gesù stesso. Egli prese lo stimolo dalle parole del Battista nel capitolo 3 di Giovanni (Gv 3, 28-30): “Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui. Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire.”

Il dono di se stesso viene proposto ai religiosi del SS. Sacramento nel numero 4 della Regola di Vita: “Non potremmo vivere l’Eucaristia senza essere animati dallo spirito che ha condotto Cristo a donare la sua vita per il mondo.... Associati al dono che egli ci ha fatto disse stesso, noi ci mettiamo al servizio del Regno, realizzando la parola dell’Apostolo: “non sono più io che vivo ma Cristo vive in me”.

La via dell'amore

Il dono di sé è un traguardo difficile ma L’Eymard ci indica la strada più facile per arrivarci, quella dell’amore:

“Il discepolo di Gesù Cristo può arrivare alla perfezione cristiana per due vie. La prima è la legge del dovere: dal laborioso esercizio delle virtù si va progressivamente all’amore, che è il vincolo della perfezione. Questa via è lunga e faticosa; per essa pochi giungono alla perfezione; ché, dopo aver salito per qualche tempo la montagna di Dio molti s’arrestano... La seconda via è più corta e più nobile: è quella dell’amore. Prima di agire il discepolo dell’amore incomincia a stimare ed amare: l’amore segue la conoscenza, e perciò l’adoratore si slancia anzitutto come aquila sino alla cima della montagna ove l’amore ha la sua dimora. E là, come l’aquila reale, contempla il sole d’amore per conoscerne bene la bellezza e la potenza... L’amore, ecco il primo punto di partenza della vita cristiana; è il punto di partenza di Dio verso la sua creatura, di Gesù Cristo verso l’uomo; nulla di più giusto che sia pure quello dell’uomo verso Dio. Ma prima di essere un punto di partenza, bisogna che l’amore di Gesù sia un punto di profondo raccoglimento di tutte le facoltà dell’uomo: una scuola dove imparare a conoscere Gesù Cristo. specialmente nell’orazione l’anima conosce Gesù Cristo ed Egli ad essa si rivela.” (Dagli scritti di S. Pier giuliano Eymard, L’eucaristia e la vita cristiana, Torino 1934).

Antonio Pedretti sss
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